NeroBianco (Interviste)

Federica, 1700 giorni sotto scorta e un Premio Estense… ‘A mano disarmata’

di Tania Droghetti

Il primo pensiero di Federica Angeli, giornalista di Repubblica, quando ha saputo di aver vinto, lo scorso 29 settembre,  la 54° edizione del Premio Estense con il libro “A mano disarmata. Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta”, è stato di dirlo subito ai suoi bambini, Lorenzo, Alessandro e Viola, per confermargli ancora una volta che i buoni possono vincere.

Quest’ultimo concetto, anche se con altre parole, lo infila in ognuna delle risposte alle tante domande che,  immediatamente dopo la vittoria, le vengono fatte.

E’ emozionata, si commuove e non te lo aspetteresti da una donna di 42 anni abituata ad avere a che fare con i clan mafiosi di Ostia (sì adesso, dopo le denunce portate avanti anche da Federica e i processi e le sentenze che ne sono seguiti possiamo dire che la malavita a Ostia è di stampo mafioso), una donna che ha avuto il coraggio, dopo essere stata sequestrata e minacciata mentre tentava di intervistare il proprietario di uno degli stabilimenti balneari della costa e dopo aver assistito a una sparatoria tra clan sotto casa sua (perché Ostia è anche casa sua), di farsi avanti, di denunciare appunto e che per questo “ha vinto” una scorta che la accompagna dappertutto, silenziosa e discreta ma che non può e forse non deve passare inosservata e che condiziona la sua vita e di conseguenza quelle del marito e dei figli.

 

Federica alcuni dei personaggi di cui parli nel libro sono già finiti in carcere, altri sono ancora sotto processo, per arrivare a questo risultato ci sono voluti 5 anni, cosa significa il fatto che oggi abbia vinto il tuo libro?

 

Oggi i 1700 giorni sotto scorta sono diventati 1999, è stato ed è un percorso durissimo, nel giro di sei ore, il tempo necessario a decidere di affidarmi una scorta, la mia vita è stata stravolta eppure oggi ha vinto l’idea che si può rialzare la testa, che non si deve per forza cedere e che chiunque può fare quello scatto in più. Quando ho deciso di scrivere il libro e di raccontare come è cambiata la mia vita di tutti i giorni volevo dimostrare quanto una persona normale, se si mette in testa di arrivare fino in fondo, può riuscire a superare le sue paure. Se ci sono riuscita io, che sono moglie e madre, ci può riuscire chiunque, anche solo con una penna, a mano disarmata appunto.

 

Nel libro racconti comunque che i momenti difficili, quelli di grande sconforto, ci sono stati, quando i tuoi nemici hanno cercato di intimidirti e fermarti seguendo e minacciando i tuoi figli, buttando benzina sotto la porta di casa tua, dando fuoco all’auto di tua sorella, solo per citare alcuni episodi. Alla luce di quello che hai vissuto e stai vivendo cosa serve secondo te per fermare la mafia?

 

Non basta arrestare un clan per dire di aver sconfitto la mafia, bisogna cambiare gli atteggiamenti nei suoi confronti, non dobbiamo dargli noi potere e farla diventare un anti Stato, tacere o rivolgerci ai clan mafiosi per avere protezione se questa non arriva dallo Stato stesso ci rende complici nel lasciare le cose come sono.

 

E in tutto questo il  giornalismo che ruolo ha? E cosa pensi che la tua storia abbia insegnato al giornalismo?

 

Il giornalismo ha un ruolo importantissimo per la creazione di una coscienza civica e civile. Diceva Giovanni Falcone: <La mafia è un fenomeno umano e come tale ha un inizio e una fine>, la mia voglia di arrivare a vedere questa fine mi ha spinto a non mollare e attorno a me poi si è creato un “noi”, dalla redazione di Repubblica ai cittadini di Ostia che si sono schierati e hanno creato un muro. Con la giusta motivazione si possono risvegliare le coscienze. Il giornalismo può e deve servire a questo, a far riflettere. Un giornalista non chiude il taccuino e smette di esserlo, io ho denunciato un fatto avvenuto sotto casa mia e spero di essere stata di ispirazione, la presa di coscienza delle persone è la mia vera vittoria, anzi è la vittoria di tutti, più del fatto che le persone che mi hanno minacciata ora siano in prigione.

 

Hai accettato di cedere i diritti del libro per un film che sarà prodotto dalla Rai e diretto da Claudio Bonivento, una scelta non facile visto che nel libro tu ti esponi molto a livello personale, raccontando tanto della tua vita privata.

 

In un certo senso è proprio per questo che ho accettato. Claudio mi ha assicurato che il film non sarà un nuovo “Suburra” o un nuovo “Gomorra”, serie che io amo ma che fanno molto discutere rispetto al messaggio che arriva. In “A mano disarmata” ci sarà la storia tra la protagonista, la giornalista Federica Angeli che sarà interpretata da Claudia Gerini, e il suo antagonista che sarà il marito, i cattivi ci saranno in pochissime scene e saranno funzionali allo sviluppo della storia. Il messaggio è ancora una volta quello di mettere in risalto la normalità, per questo ho detto di sì e mi sono messa di nuovo in gioco, per essere, nel mio piccolo, d’ispirazione a chi ha voglia di non abbassare la testa.

 

Sempre per essere d’ispirazione e perché è una che ci mette la faccia e non si tira indietro il giorno dopo aver vinto il premio Estense, il 30 settembre, Federica Angeli è tornata nella sua Ostia per partecipare a “Ostia siano #NOI” un’iniziativa dell’Associazione Antimafia NOI per dire NO alla mafia.

9788893885591_0_0_0_75IMG_20180929_122919095 copiaFederica Angeli al momento di ricevere il premio ha voluto ringraziare Ezio Mauro, all’epoca dei fatti narrati nel libro suo direttore a Repubblica e anche lui tra i quattro finalisti del premio Estense  con il libro “L’anno del ferro e del fuoco. Cronache di una rivoluzione” ed Elisabetta Sgarbi della Baldini e Castoldi, la casa editrice di “A mano disarmata”, <senza di loro che mi hanno sempre appoggiato – ha detto Federica – questo libro non avrebbe mai visto la luce>.

Gli altri due finalisti del premio organizzato da Confindustria Emilia Area Centro erano Enrico Franceschini con “Vivere per scrivere. 40 romanzieri si raccontano” ed Ernesto Galli della Loggia con il “Il tramonto di una nazione. Retroscena della fine”. Al giornalista Franco Di Mare è andato invece il 34° Riconoscimento Gianni Granzotto. Uno stile nell’informazione.

 

Un pensiero riguardo “Federica, 1700 giorni sotto scorta e un Premio Estense… ‘A mano disarmata’”

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