Allo stato brado (Saggistica)

TUTTO BRUCIA TRANNE I FIORI di Roberto Dall’Olio

ROBERTO DALL’OLIO

TUTTO BRUCIA TRANNE I FIORI

Recensione di Eleonora Rossi

Un filo esile di parole allineate sul margine sinistro1 della pagina. Un discorso straordinariamente potente che attraversa cuore mente viscere, come una freccia. È la voce di un Amore. Assoluto. Come quello di Eloisa e di Abelardo.

Commuove, pulsa di passione, tocca anima e sensi «Tutto brucia tranne i fiori», il racconto in versi di Roberto Dall’Olio2, edizioni Moretti & Vitali (Bergamo, 2015), a cura di Paolo Lagazzi, Stefano Lecchini e Giancarlo Pontiggia, con postfazione di Edoardo Penoncini3.

«Che l’amore sia tutto/ è tutto ciò che si sa dell’amore»: la poesia di Emily Dickinson è preludio perfetto ad una vicenda «che scosse il mondo filosofico e religioso dei primi anni del XII secolo per la sua tragica conclusione – scrive Pontiggia in seconda di copertina -. Abelardo, nato del 1079, è da tempo filosofo alla moda di Parigi; Eloisa, nata nel 1100, è una ragazza colta e ardente, che s’innamora del grande maestro, condividendo con lui, fra il 1116 e il 1117, una storia di passione e conoscenza. Abelardo ed Eloisa leggono, studiano, si amano con furore, provocando lo sdegno moralistico dei familiari di lei e delle autorità religiose, che puniranno con brutalità e violenza Abelardo, costringendo Eloisa a prendere i voti».

«…Uguale ai nostri corpi/ il sudore/ di noi avvinti/ avvinghiati/ nella notte/ nella stanza/ l’aria persa/ fantasia/ di nuvole leggere/ tra di noi/ parole soppresse dai baci4».

Baci infiniti, come quello rubato «sotto il campanile/ di Argenteuil/ dove ci baciammo/ per tutta la durata della messa/ senza staccarci mai/ dalle labbra/ fu l’ultima volta/ l’ultima volta fu/ che ci baciammo/ nel nostro regno/ indifeso5»

Amore totale – anima e corpo avvinghiati fino all’estremo – entrato nell’immaginario collettivo perché in connubio con la tragedia, come il respiro galeotto di Paolo e Francesca, o il sublime duello di Clorinda e Tancredi. «Volevano distruggerci, ci hanno reso immortali».

Amore dilaniato dallo «scandalo», fatto a brandelli dalla regola per la regola, dalla maldicenza. Amore infine punito con la violenza e con la reclusione: «Ho dovuto chiudere/ le mie ali/ in un convento/ ho dovuto seppellire/ il mio cuore/ in una cella (…) ho dovuto/ piegarmi al silenzio/ ma le mie ali/ sono state le lettere/ che ci siamo donati/ Pierre/ il mio piccolo dio/ che sta nelle cose/ mi ha portata/ verso la foce»6. Lettere come ali, come vie di fuga. Risposta ardita di una donna che non si arrende, ma protesta. Con tutta se stessa.

«L’Eloisa di Roberto è una donna moderna, anzi contemporanea – osserva con acume Edoardo Penoncini – ha perso tutto della sua ‘medievalità’, della donna inferiore all’uomo7». Eloisa ascolta «sorda» le voci delle estranee «sorelle»: «sorella/ la filosofia sappi/ non è da donne/ è da uomini/ ripeti con me/ che è da uomini/ il pensiero/ la nostra sapienza/ è ubbidire/ ci viene da Maria/ io ascoltavo sorda/ cucire e strappare/ pezzi di penelope/ rifare la tela/ della cura/ quella miope vedovanza/ di rosari/ impersonali8».

Ogni parola è scelta da Roberto Dall’Olio con cura: ogni sillaba centra il bersaglio, il bianco naufrago della pagina si aggrappa a metafore calibrate. Osserva Pontiggia: «La sua Eloisa parla in una lingua poetica rapida, indocile, bruciante – fatta di versi brevissimi e incalzanti, di pensieri animosi e trasgressivi – che commuove, sdegna, stupisce, appassiona il lettore. Un poemetto da leggere tutto d’un fiato, di forte intensità emotiva». E Penoncini aggiunge: «La poesia di Roberto (…) è sempre una poesia pensante, il suo flusso è quello di un torrente in piena (…); il ritmo travolge e supporta la modernità di Eloisa9».

L’anafora crivella i versi, le metafore sono scosse telluriche e chiodi che si conficcano nella mente. Ma poi, a tratti, inattese, le immagini sono oasi, sono fiori, «petali calmi, ali di soffio»: «Ma tu mi hai detto/ che il pianto / è l’acqua degli angeli10»; «il fiore del ricordo/ è sempre schiuso/ per impollinare/ la felicità (…)».

«Tutto brucia/ tranne i fiori11».

Copertina biancogrigia, ruvida, da accarezzare. Le due parole che aprono «Tutto brucia tranne i fiori» sono «gli occhi»: occhi anonimi che perquisiscono, accerchiano.«gli occhi addosso/ piantati nell’aria/ stagna/ del convento/ gli occhi stracolmi/ di bramosia bifolca/ per me/ la peccatrice (…) son occhi/ infinitamente ciechi12».

Sguardi vuoti, parole vacue che s’attorcigliano come litanie. Che si accaniscono, quasi fossero un tribunale dell’Inquisizione: «il cuore piagato/ dalle fruste/ di domande prostranti/ su di noi su cosa facevamo in amore/ non ho nessuna voglia/ di confessione/ sono intimità violate/ (…) nessuna violenza/ può essere un bene13».

Ma, a riaffermare un Senso, la parabola si compie in una pagina di cui sono profondamente grata all’autore: «…mai tutto è male/né tutto è/ solo bene/ né vendetta/ né violenza/ né perdono(…)/ solo un Dio/ nella grazia della natura/ può avere inventato/ i campi di grano/ sono perfetti/per suonare l’amore/il vento/ le mani di Dio/stende giacigli/ agli amanti/ sparge l’odore un po’ acre/di terra e corpi/amore e pane/che verranno/a sedurre il buio14».

Sino a quell’ultimo, meraviglioso verso: «a sedurre il buio», sarà uno sguardo che ama.

In «Tutto brucia tranne i fiori» Roberto Dall’Olio ci ridona l’incanto di un «regno indifeso». Di un «Tutto» (scelto per il titolo e nei versi di Emily Dickinson) che fa riabbracciare i «pezzi», come nell’emblematico «Paesaggio Spezzato» dell’artista Rodolfo Fonsati, immagine di copertina: «il dottore mi ha visitata/ ha detto/ con la solita saccenza/ che non sono malata/ d’amore/ ma cosa ne sa lui/ dell’amore/ lui che prende tutto come pezzi/ il corpo fatto di pezzi/ l’anima di pezzi/ ma cosa ne sa lui…15» ; « il sogno trafitto/ nelle piume/ lui cigno costretto/ ad annaspare/ nel suo elemento/ a me l’anima/ amputata/ come andrà a pezzi in cielo/ se ci andrà?…16» .

Fino a far sentire tutta la forza della sua ribellione. La determinazione di un’anima ferita nel profondo: «non capite/ che l’amerò sempre17».

La bellezza di un sentimento che nessuna cella potrà segregare.

tutto

(Eleonora Rossi, l’Ippogrifo, giugno 2016)

1Il lato del cuore.

2Roberto Dall’Olio è docente di Filosofia e Storia al Liceo Ariosto; ha pubblicato il saggio Entro il limite. La resistenza mite in Alex Langer (2000) e cinque raccolte poetiche: Per questo sono rinato (2005); La storia insegna (2007), La morte vita (2007); La notte sul mondo. Auschwitz dopo Auschwitz (2011); Viole d’inverno/Canzoniere d’amore (2013).

3Il libro ha ricevuto il primo premio Poesia edita al concorso Va pensiero 2015 di Soragna, Parma

4R. Dall’Olio, Tutto brucia tranne i fiori, Moretti & Vitali, Bergamo, 2015, p. 13

5Ibidem, p. 51

6Ibidem, pp. 17-18

7Ibidem, p. 70

8Ibidem, p. 56

9Ibidem, p.71

10Ibidem, p. 23

11Ibidem, p. 46-47

12Ibidem, p. 49

13Ibidem, p. 58

14Ibidem, p.66

15Ibidem, p. 21

16Ibidem,p. 58

17Ibidem, p.39

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